Un po’ come quando entriamo in una Chiesa.


Laboratorio DENTRO E FUORI - Università di Perugia, scienze della comunicazione, Uncategorized / mercoledì, Dicembre 5th, 2018

Io credo, suppongo che ogni essere umano sia formato da due parti di se stesso.

Sì , va bene ossa, muscoli, organi, pelle e tutto ciò che realmente fa funzionare l’organismo, ma sono quasi del tutto certa che ogni essere umano conviva – lo ripeto – con due parti di se stesso.

Mi spiego.

In un’era come questa, l’era cosiddetta digitale, ci siamo abituati a esporci mediaticamente, di continuo. E nella maggior parte dei casi, si tratta di un’esposizione a 360 gradi.

E mi chiedo, vedendo pubblicato più del dovuto, che cosa rimanga da scoprire dell’individuo dietro quel profilo. Ma mi ritengo in errore.

Rimane tutto, c’è tutto un mondo…

E questo perché siamo noi a decidere cosa pubblicare e cosa no, anche se non senza limitazioni.
Di solito facciamo vedere ciò che – noi stessi – vogliamo che gli altri vedano, e non ciò che realmente siamo.
I nostri profili social sembrano lo specchio della parte migliore di noi; e anche quando è quella peggiore, è comunque la “meno peggio”.

Ma questa è la cornice, la facciata… il FUORI.

Un po’ come quando entriamo in una Chiesa. Il Duomo di Milano, ad esempio: fuori una facciata stupenda, con quello stile Gotico. Ma dentro?
Beh, dentro è ancora più meraviglioso… e così noi.

Tutto quello che siamo e ciò grazie a cui lo siamo; le gioie, i dolori, la nostra storia, tutto ciò che la caratterizza, gli eventi che ci hanno totalmente segnati, nel bene e nel male… il DENTRO.

Che, lo si capisce subito, è inesprimibile attraverso un social network.

E ci rendiamo conto di quanto siamo, in realtà, limitati nell’esporci, quanto non si tratti, per niente, di una messa in piazza a 360 gradi.

E ci rendiamo conto del fatto che, dietro quel nickname, c’è un individuo con un intero mondo dentro di sé, oltre che al di fuori.

E poi, anche la parola “individuo”… curioso come indichi una persona nella sua singolarità e come, allo stesso tempo, possa esprimere una sorta di dualismo dell’individuo stesso.
Potrei dire di aver trovato la giustificazione a questa mia riflessione, ma mi assegnerei una licenza poetica che non credo di meritare.

Non so, mi piace lasciare in sospeso la cosa. Così:
Indivi-DUO.

Vittoria Epicoco

 

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